Le Eolie

Proclamato nel 2000 dall’Unesco Patrimonio culturale dell’umanità, l’arcipelago delle Eolie è formato da sette isole: Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli e Vulcano. Tutte e sette sono delle isole di origine vulcanica, ma solo i vulcani di Stromboli e Vulcano sono ancora attivi. Nelle altre isole, comunque, si manifestano ancora caratteristiche attività vulcaniche come le fumarole.

Il centro più grande dell’arcipelago è Lipari, che dista 24 miglia dalla costa siciliana: lo è sia per dimensioni del territorio  che per numero di abitanti (intorno ai 9 mila). L’isola, i cui abitanti vengono chiamati liparesi o liparoti, è divisa in sei zone (Lipari centro, Piano Conte, Canneto, Quattropani, Acquacalda e Porticello) e da essa dipende il resto dell’arcipelago, con l’eccezione di Salina.

Lipari può contare su tre porti: Marina Corta per le piccole imbarcazioni, Marina Lunga per le navi e gli aliscafi e Pignataro per le barche da pesca e da diporto. Da sottolineare che, insieme a quello di Salina, si tratta dei soli approdi per la pesca delle Eolie. Nelle altre isole, infatti, i pescatori sono costretti a tenere le barche in secco sulle spiagge per buona parte dell’anno. Da sottolineare, infine, la suggestiva vista dell’arcipelago dalla vetta di Monte Chirica, che con i suoi 602 metri dal livello del mare è la cima più altra di Lipari. 


Sulle rotte dei mitici Ausoni e dei navarchi cnidii, a Nord Est della costa siciliana, battuto dal vento salso, l’arcipelago delle Eolie dispiega, a ventaglio, le sue sette isole incantate che, per la loro natura vulcanica esplosiva, sono sorelle delle Hawaii, le perle del Pacifico. Le Eolie, sin da remota antichità, furono colonizzate da genti neolitiche interessate allo sfruttamento dell’ossidiana, materia insuperabile per fabbricare utensileria da taglio. Tra il XVI ed il XIV secolo a.C., le isole divennero una importante tappa commerciale, sulla via dei metalli, in modo particolare sulla rotta dello stagno, che dalle isole britanniche scendeva sino ad Oriente, transitando per lo Stretto di Messina. Successivamente, in epoca romana, I’arcipelago prosperò sul commercio degli zolfi, dell’allume e del sale, via via decadendo, sino all’abbandono definitivo, determinato da ulteriori eruzioni vulcaniche e dalla sua designazione, scaturita dal II Concilio di Nicea, a dimora del diavolo ed a luogo delle manifestazioni fisiche di questa inquietante presenza.

In epoca normanna si ebbe una progressiva ripopolazione delle isole che si avviarono a vivere una vera stagione di splendori disegnando quello che perlopiù è il loro volto attuale.